Bersagli da Field Target

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Dario
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Bersagli da Field Target

Messaggio da Dario »

Buongiorno a tutti,
scrivo questo articolo nella speranza possa essere di qualche utilità, anche in considerazione dei fatti appena trascorsi in occasione del WFTC 2022.

Normalmente l'attenzione degli appassionati di Field Target si concentra sull'equipaggiamento personale, carabine, pallini, giacche da tiro, guanti, calzette e quant'altro, tecniche di tiro, caffè o non caffè ecc.

Tutto giusto, senonchè il regolamento contiene una dicitura perversa, quello italiano dice: Art. 16 – Punteggio
Verrà assegnato 1 (un) punto (contrassegnato con “X” sulla scheda di gara) per ogni bersaglio abbattuto e (zero) punti (contrassegnati con “0” sulla scheda di gara) per i bersagli non abbattuti.

E quello WFTF: 5.10.1 Il punteggio è indicato sulla scheda con una “X” per i bersagli abbattuti e uno “0” per quelli non abbattuti.

Quindi, se il bersaglio casca è punto, se non casca no.
E qui casca l'asino.
Quante volte nel corso di una gara, non importa quale, volte abbiamo sentito la seguente affermazione?
"L'ho preso, l'ho preso ma non è caduto!"
Nel caso ci si trovi di fronte ad un'affermazione del genere la prima cosa da capire è se è fatta in buona fede o se si tratta solo di un meschino tentativo di rubacchiare un punticino.
Nel corso della mia attività mi sono imbattuto in entrambi i casi, ma cerchiamo di capire come funziona la peraltro semplicissima meccanica dei bersagli in uso in questo sport.

Si tratta di una piastra frontale in appoggio alla paletta (più nota come kill zone) attraverso una giunzione che in posizione di riposo sostiene la piastra. Più la forza applicata alla piastra per farla ribaltare aumenta e più grazie a questo meccanismo aumenta anche la forza che si oppone al ribaltamento.
Se invece la forza viene applicata alla paletta questa si ribalta e trascina con sè la piastra frontale, cessando contemporaneamente di fornirgli quel punto d'appoggio che la rendeva stabile.

E allora perchè non cade?

Per prima cosa analizziamo la forza che se applicata alla kill zone ne causa il ribaltamento.
Si tratta dell'energia cinetica del pallino, energia espressa in joule che ha la durata di una piccola frazione di secondo.

Mentre i fattori che si oppongono al ribaltamento e quindi al corretto funzionamento del bersaglio sono:
a) l'inerzia statica della paletta della kill zone;

b) l'inerzia statica della piastra frontale. Molti di voi avranno notato come un bersaglio dotato di una piastra frontale più pesante di altre sarà anche più lento ed incerto nel cadere, mentre il ribaltamento di un bersaglio con la piastra frontale più piccola sarà fulmineo e senza incertezze.

Entrambi questi fattori sono influenzati anche dall'inclinazione di montaggio del bersaglio, un bersaglio con la piastra frontale perfettamente verticale sia in senso longitudinale che trasversale funzionerà al meglio evitando falsi negativi così come falsi positivi.

c) gli attriti
l'attrito tra la paletta ed il suo punto di snodo;
l'attrito tra la piastra frontale ed il suo punto di snodo;
l'attrito dei punti di snodo della giunzione tra la paletta e la piastra frontale;
tutti questi attriti devono essere ridotti al minimo, sia attraverso adeguate tolleranze ottenute sia in fase di realizzazione che di assemblaggio, che attraverso una corretta lubrificazione dei punti di snodo.

d) la corsa della paletta dal suo punto di riposo al punto di equilibrio in cui inizia a togliere appoggio alla piastra frontale ed a trascinarla verso il ribaltamento.
Se questa corsa è troppo lunga e l'energia trasmessa dal pallino si esaurisce prima che la paletta abbia raggiunto il punto equilibrio quel bersaglio non si ribalterà mai.

Inoltre va detto che l'inerzia statica della piastra frontale che agisce sulla paletta aumenta considerevolmente con l'aumentare della corsa retrograda della paletta fino raggiungimento del punto di equilibrio.
Per questo a volte è opportuno dotare il punto di appoggio della paletta alla propria base di una vite di registro, soprattutto in caso di realizzazioni non perfettamente coerenti.

e) peso del cordino di riarmo. Spero sia chiaro a tutti come un cavo in acciaio da 15 mm non permetterà ad alcun bersaglio di funzionare correttamente.

f) ovviamente anche la progettazione ha un peso determinante, se i punti di giunzione o i punti di appoggio di paletta e piastra frontale non sono adeguatamente posizionati il bersaglio non potrà funzionare correttamente.

Qual'è il ruolo della molla?

La molla ha un duplice compito, il primo è quello di tenere più saldamente in posizione di riposo la piastra frontale evitando vibrazioni sia della piastra che della paletta in caso di impatti del pallino sulla piastra stessa.
Al mondiale 2018 in Polonia vennero usati bersagli privi di molla, e le conseguenti vibrazioni delle kill zone causarono innumerevoli richieste di verifica da parte di quei tiratori che non erano abituati ad usare bersagli del genere.
Inoltre il posizionamento di alcuni bersagli in posizioni difficilmente accessibili dilatarono ulteriormente i tempi, causando così irrecuperabili ritardi.

L'altro compito delle molla è quello di aiutare la piastra frontale a cadere una volta superato il punto di equilibrio della paletta.

Quindi, ricapitolando, ciò che può impedire ai bersagli di cadere sono:

giunzioni troppo strette;
eccessiva corsa della paletta;
eccessivo peso della piastra frontale;
mancanza di lubrificazione;
cordini di riarmo troppo pesanti, tesi od impigliati;
montaggio inclinato o non stabile;
cattiva progettazione.

Esaminiamo ora un altro problema relativo ai bersagli, le richieste di verifica.

Se attribuiamo un tempo medio per una verifica di 3 minuti e moltiplichiamo per 220 concorrenti ne risultano 660 minuti, ovvero 11 ore. Se anche quel tempo lo riduciamo a due minuti sono comunque 7 ore e mezza, un tempo insostenibile per ogni organizzazione.
Va prima di tutto detto che anche nelle peggiori organizzazioni questi eccessi non sono mai stati raggiunti, e questo è un grosso punto a favore del senso di responsabilità dei tiratori.

Se si volesse mettere un argine a possibili derive in questo senso vedo due possibili modalità di intervento:

una su base economica, l'altra su base sportiva.

Nel primo caso si tratterebbe di introdurre un deterrente economico alle presentazioni di reclami, anche se una richiesta di intervento e la presentazione di un reclamo non sono la stessa cosa.

Nel secondo caso si tratterebbe dell'assegnazione di un punto negativo in caso di reiterate richieste di intervento risultate poi immotivate.

Ritengo più equa la seconda modalità in quanto non comporta discriminazioni in base al censo.

Mi giro ora su me stesso di 90 gradi e mi metto al posto se non di un marshall, che non sono, ma di un Direttore di Gara, ruolo che ho ricoperto con un certo successo in occasione del Campionato Europeo 2018.

In caso di richiesta di intervento la prima cosa da non fare è di precipitarsi a soffiare nel fischietto come se fosse l'olifante e voi Rolando a Roncisvalle.
Si arriva, si valuta il problema, si predispone la soluzione e quando è tutto pronto si interviene, in modo da minimizzare i tempi di interruzione.

Se la causa dell'intervento è il mitico, straziante e disperato "l'ho presa, l'ho presa ma non è caduta" per prima cosa si analizzano le condizioni del bersaglio, se è a pezzi, se c'è qualcosa che ne impedisce il ribaltamento o se ricorre uno dei casi sopra elencati.
In caso affermativo si rimedia al problema e si dice "sorry".
Poi sarà da capire se è stato un problema che ha riguardato tutti i concorrenti che hanno ingaggiato quel bersaglio o se si tratta di un problema occasionale, da qui si potrà stabilire se l'organizzazione dovrà subire l'onta di doverlo dare valido a tutti o se sarà sufficiente la rimozione del problema.

Se si è all'inizio della competizione si potrà anche dedurre il buon funzionamento del bersaglio da eventuali segni di impatto netti e ben definiti nella kill zone.
Se per un tiro effettuato c'è un segno di impatto sul bordo della kill zone ed uno nella kill zone si tratta di un cosiddetto "split", possibilmente si fotografa e si mostra al concorrente, in modo che sia convinto del proprio errore.

Se invece nella kill zone vi è un solo segno ben netto (con un poco d'esperienza si distinguono i segni derivati da uno split da quelli di un colpo netto) ed alcuni impatti sulla piastra frontale si può indagare tra i gruppi precedenti se qualcuno lo ha abbattuto.
Se si trova chi lo ha abbattuto chiaramente gli altri hanno preso un abbaglio.

Altrimenti si procede alla verifica col target check, tenendo però presente che la bacchetta deve agire sulla kill zone spinta solo dalla propria inerzia e non contemporaneamente anche dalla molla, altrimenti si tratterebbe solo di una presa in giro.
Tale check deve disporre di energia non superiore ad 1 joule che seguendo il progetto divulgato da WFTF equivale ad una velocità dell'asta di circa 10 m/s .
Vi è anche la possibilità che per una qualsiasi causa un bersaglio che ad inizio gara funzionava correttamente cessi di farlo nel corso della gara stessa.
Solitamente le cause sono abbastanza facili da individuare, si va dalla rottura o disassemblamento del bersaglio, indurimento degli snodi di giunzione per dilatazione termica (troppo stretti all'inizio) oppure perdita di posizione del bersaglio, per esempio a causa di picchetti che si sfilano da supporti poco solidi tipo paglia o sabbia, per allentamento di eventuali cinghie ecc.

In nessun caso si deve comunque instaurare un rapporto conflittuale con i concorrenti, il reciproco rispetto deve essere condizione imprescindibile.

Rispetta se vuoi essere rispettato.

Allego anche un file esplicativo del Presidente WFTF Sergio Rita sull'argomento inviato alle RGB nel 2019.
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
Saluti,
Dario
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Losco
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Re: Bersagli da Field Target

Messaggio da Losco »

Grazie Dario
FTER
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Dalton12
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Re: Bersagli da Field Target

Messaggio da Dalton12 »

Bellissimo articolo Dario,molto utile ed esplicativo.
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