Le ottiche migliori

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Dario
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Le ottiche migliori

Messaggio da Dario »

Buongiorno a tutti,

benchè lo considerassi un argomento estremamente interessante, purtroppo all'ultimo incontro di Field Target organizzato da LFT in cui si parlava delle ottiche non ho potuto che essere presente per le ultime battute.
Per questo ho realizzato questo articolo, perchè lo considero un argomento meritevole di ulteriori approfondimenti.
Chiarisco che le mie dissertazioni sono più che altro riferite alla pratica del Field Target, in quanto non avendo mai praticato la disciplina, dell' Hunter non ho che conoscenze abbastanza superficiali.

Faccio subito anche la premessa che le ottiche da puntamento più usate per le nostre attività sono quelle col reticolo posto sul secondo piano focale caratterizzate dal fatto di non variare le dimensioni del reticolo al variare degli ingrandimenti.

Nel Field Target le ottiche da puntamento servono a due scopi, uno per il quale esse sono state progettate, cioè l'individuazione del bersaglio ed il suo posizionamento al centro del reticolo.
In questo le ottiche devono essere impeccabili, altrimenti non assolvono il loro compito tipico e di conseguenza non possono essere considerate buone ottiche.

L'altro uso che noi facciamo delle ottiche è un uso improprio, cioè non previsto in fase di progettazione (salvo un caso, come vedremo più avanti): le usiamo per determinare le distanze dei bersagli.
Per individuare il bersaglio servono ingrandimenti adeguati, una qualità ottica delle lenti tale da rendere questo compito agevole ed una meccanica che consenta di posizionare il bersaglio al centro del reticolo in modo ripetitivo e sicuro tante volte quante sarà necessario in tutta la vita dell'ottica.
Questo compito è affidato alle torrette che altro non sono che delle viti con un passo ben definito che spostano un tubicino contenente un gruppo di lenti all'interno del tubo dell'ottica in modo da spostare il campo inquadrato davanti al reticolo, che, contrariamente a quanto molti potrebbero credere, sta fermo.
Questo tubicino è vincolato posteriormente con vari sistemi e la parte anteriore si sposta verso l'alto, il basso, destra e sinistra spinto dal movimento delle torrette, che hanno la rotazione frazionata nei cosiddetti click.
Un click può valere 1/4 o 1/8 di MOA, che equivale allo spostamento di 1 inch (25,4 millimetri) a 100 yard.
A 50 yard varrà 12,7 mm e così via, si tratta in buona sostanza di un angolo che equivale ad 1/60 di grado. Infatti MOA è acronimo di "minute of angle".
Per dare un'idea delle grandezze giova ricordare che 1/8 di MOA a 50 metri corrisponda ad uno spostamento sul bersaglio di 1,81 mm mentre 1/4 vale il doppio, 3,62 mm.
Esistono anche torrette con regolazione suddivisa in Mil, ma che a noi non interessano perchè non dobbiamo colpire elefanti, visto che 1 Mil equivale a 3,438 MOA.
Ovviamente le torrette spingono il tubicino in un senso, ma il compito di farlo muovere nel senso contrario quando si torna indietro con la torretta è affidato ad una molla di contrasto, solitamente a lamina solidale con il corpo dell'ottica e che spinge il tubicino contro quella parte della torretta che agisce su di esso. Ma esistono anche casi di molle elicoidali.
Sembra tutto molto semplice ed in effetti lo è, se non che proprio questo semplice cinematismo è il punto debole di moltissime ottiche.
Capita spesso di tornare indietro con le torrette ma il tubicino non segue il movimento, il reticolo non si sposta adeguatamente sul bersaglio (anche se come sappiamo in realtà è la visione del bersaglio a spostarsi davanti al reticolo) ed il colpo non arriva a segno.
Come si può scongiurare questo cattivo funzionamento?
L'unico rimedio sicuro è semplice, drastico e costoso: affidarsi ad ottiche notoriamente affidabili.

Parliamo ora dell'uso improprio cui in questo sport sottoponiamo le ottiche: la determinazione della distanza del bersaglio.
Per farlo si ricorre alla messa a fuoco, funzione che consiste nel focalizzare l'immagine del bersaglio sul piano ottico del reticolo, operazione che si esegue ruotando la ghiera di messa a fuoco che nel contempo corregge anche l'errore di parallasse.
Questa ghiera di messa a fuoco è generalmente posizionata su una terza torretta vicino a quelle della correzione di alzo e deriva, oppure sulla parte anteriore della campana dell'ottica.
In Italia le ottiche con messa a fuoco frontale sono state usate poco ed anche in campo internazionale vanno ormai scomparendo.
A titolo di esempio riporto i titoli mondiale vinti da James Woodhead nel 2009 in Sudafrica con una Burris con regolazione frontale del parallasse e da Brian Samson nel 2014 in Nuova Zelanda con un Bushnell Elite 4200 8-32×40, ottica che venne poi distrutta durante il viaggio aereo dall'Inghilterra alla Lituania per il mondiale dell'anno successivo dove arrivò col tubo vistosamente piegato. Carabine ed aerei vanno poco d'accordo.

Ma vediamo vantaggi e svantaggi di entrambi i sistemi.
La regolazione frontale presenta l'indubbio vantaggio di posizionare il meccanismo di regolazione in un posto dove c'è spazio in abbondanza, a differenza di quelli posti nel tubo centrale già parecchio affollato.
Questo consente di usare tubi dell'ottica di diametro inferiore, di poter dimensionare il meccanismo di messa a fuoco in modo che sia più robusto e che sia meno sensibile alle variazioni delle condizioni ambientali.
Per contro sono decisamente più scomode da usare.
Allo stato attuale solo Nightforce ha in catalogo un'ottica di alto livello con regolazione del parallasse di questo tipo, con le due versioni della Precision Benchrest 12-42x56 ed 8-32x56, che con il loro tubo da 30 e la molla elicoidale di contrasto al movimento delle torrette accessibile dall'esterno dovrebbero essere dei carri armati. La loro estrema robustezza le rende particolarmente adatte alle springer.

Per determinare le distanze con sufficiente precisione un'ottica deve avere quanta minore profondità di campo possibile, ovvero lo spazio tra la distanza minima in cui il bersaglio appare a fuoco e la distanza massima in cui inizia ad essere sfocato.
Più è ridotto questo spazio e più l'ottica sarà adatta a quest'uso.
E' per questa ragione che si preferiscono ottiche ad alti ingrandimenti, perchè più si aumentano gli ingrandimenti e più si riduce la profondità di campo.
Essendo questo un uso improprio non si può pretendere quella precisione nel determinare le distanze che tutti vorremmo, e ci si deve un po' accontentare. In realtà ci fu un'ottica che invece venne presentata come dedicata a questo scopo, anche se poi si rivelò essere quella che dava un maggiore errore di stima al variare delle condizioni atmosferiche.
Si trattava della prima versione dello Schmidt & Bender 12,5x50x56 FT, in cui questo suffisso tante aspettative aveva creato .
In realtà non si trattava di una cattiva ottica, aveva un errore di stima abbastanza ampio ma costante e prevedibile, ma il fatto che fosse stata commercializzata come specifica per il FT e poi non confortasse le aspettative di chi l'aveva acquistata espressamente per questo scopo ne provocò le ire e le rimostranze.
S&B mandò un suo emissario al mondiale del 2010 in Ungheria a scusarsi ed a promettere agli acquirenti delusi uno sconto sull'acquisto del modello successivo, in cui giurò che i problemi erano stati risolti.
Combinazione della sorte quella stessa edizione del mondiale fu vinto da Josè Redondo, Pepone, che usava uno degli S&B in questione. Furono tre giorni di cielo prevalentemente coperto e temperatura mite, quindi molto favorevoli alle ottiche, ma anche in seguito vennero e vengono tuttora usate con soddisfazione e profitto da molti tiratori.
In realtà tutte le ottiche danno variazioni più o meno ampie nella valutazione delle distanze, principalmente dovute alla variazione della temperatura che a causa delle dilatazioni e contrazioni del metallo in cui è costruita, ne determina una conseguente millesimale variazione della lunghezza del corpo con conseguente spostamento avanti o indietro del gruppo delle lenti frontali.
Ma vi sono anche altri fattori che determinano queste variazioni di lettura, come ad esempio le variazioni di luce, sia per quanto riguarda la temperatura del colore che l'intensità. Probabilmente legati a fenomeni di rifrazione e diffrazione difficilmente codificabili ai nostri livelli.
Se le variazioni dovute alle dilatazioni sono facilmente misurabili e prevedibili con un termometro applicato sul corpo dell'ottica o comunque sulla carabina, per rimediare a quelle causate dalla luce nulla vale quanto l'esperienza, la conoscenza di un determinato tipo di ottica che quasi mai è applicabile ad un'altra.
Quindi è importantissimo quando si sceglie un'ottica imparare poi a conoscerla, a conoscerne il comportamento nelle varie circostanze perchè questo è condizione indispensabile per usarla con profitto.
Va da sè che tutto questo affiatamento, questa conoscenza del prodotto ne richiede un uso continuativo, ed il continuare a cambiare ottica perchè non se ne è soddisfatti non porta a nulla.
Ovviamente il tempo necessario ad acquisire questa esperienza può non essere conveniente investirlo su un'ottica destinata a durare poco.
Ed anche qui l'unico rimedio sicuro è semplice, drastico e costoso: affidarsi ad ottiche notoriamente affidabili.

Quali sono queste ottiche?
Solitamente quelle costruite in Europa, USA o Giappone possono considerarsi di buona qualità, mentre quelle costruite in altre parti del mondo possono anche loro essere affidabili, ma c'è un'ampia casistica di episodi che parrebbero dimostrare il contrario.
Parlando di marche mi sento di citare tra quelle che possono essere definite al di sopra di ogni sospetto, in ordine alfabetico: Kahles, Leupold made in USA, March a volte marcati Deon, Nightforce e Schmidt & Bender.
Altri costruttori di prestigio purtroppo non hanno in catalogo nulla che si adatti ai nostri usi.

I Kahles sono fabbricati in Austria e sono caratterizzati da una ruota di messa a fuoco posta superiormente all'ottica, anzichè come di consuetudine sul lato sinistro. Questo per renderla pratica da usare anche per i mancini.
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Sergio Arman, Lauren Parsons, Luciana Silveira, Pietro Messina e Frank Esser

Leupold ha una produzione molto ampia, ma quella più usata nel FT è la serie Competition la cui produzione allo stato attuale si riduce al solo 45x45, ovvero 45 ingrandimenti per 45 mm di diametro della lente frontale.
La produzione della serie Competition ha purtroppo subito negli anni un'involuzione, perchè in un primo tempo era declinata in 3 ingrandimenti, 35, 40 e 45x, mentre ora il solo disponibile è il 45x.
Il più apprezzato per il Field Target è sempre stato il 40x che offriva un ottimo compromesso tra ingrandimenti necessari alla valutazione della distanza del bersaglio e facilità d'uso, nel senso che con 40 ingrandimenti la maggior parte dei tiratori trova meno difficoltà sia nell'individuazione del bersaglio che nel suo ingaggio rispetto al 45, che però anche lui è usato da numerosi altri tiratori con ottimi risultati.
Poi seguì una seconda serie che comportò un nuovo progetto probabilmente più semplice e meno costoso da produrre, che a quanto pare spostò la linea di produzione fuori dagli USA. Questa seconda serie fu caratterizzata da numerosi casi di malfunzionamenti della parte meccanica oltre che da una minore nitidezza percepita, forse dovuta a vetri ottici di minore qualità rispetto alla prima serie.
La prima e la seconda serie si distinguono tra loro guardando la campana di fronte, che nel caso della prima serie presenta due ghiere, mentre nella seconda serie di ghiere ne è presente una sola.
Come detto sopra allo stato attuale l'unica versione presente nel catalogo Leupold è la 45x45 in cui è rimarcato che è prodotto in USA. Non l'ho mai avuto tra le mani quindi non ho potuto paragonarlo con le prime versioni che ben conosco.
La serie Competition è ad ingrandimenti fissi, molto nitidi (li trovo i più nitidi in assoluto) luminosi e leggeri, ma senza possibilità di abbassare gli ingrandimenti con conseguente possibile difficoltà nell'individuare i bersagli.
E' commercializzata con due reticoli, un "cross-hair" molto fine, ottimo nel bench-rest ma poco visibile ed a volte invisibile nel FT, ed un "target dot" che in pratica è il cross-hair di cui ho appena detto con un dot (punto rotondo) del diametro di 1/8 di MOA al centro, che aiuta moltissimo. Personalmente lo trovo un ottimo reticolo, se fosse illuminato sarebbe perfetto. E' anche possibile farlo sostituire con un mil-dot.
La ghiera della messa a fuoco ha una rotazione di circa 1,5 giri ed il parallasse può essere regolato sia in modo da mettere a fuoco da 9 a circa 60 metri, ed in questo caso le distanze sulla ruota di messa a fuoco saranno molto ben distanziate ma sfocherà molto lentamente e si userà circa 1 giro ed 1/4 di ruota, mentre man mano che si sposta indietro il barilotto che contiene il gruppo delle lenti frontali sfocherà più velocemente ma le distanze sulla ruota si ridurranno così come l'angolo di rotazione della ruota utilizzato.
Lo si può regolare come si preferisce che la precisione di misurazione sarà sempre la stessa, è solo una questione di gusti personali.
Se ne trovano ancora parecchi sul mercato dell'usato in tutti e tre gli ingrandimenti, essendo garantiti a vita da un'azienda seria ed avendo una casistica di criticità meno che sporadica non dovrebbero avere problemi di affidabilità.
Hanno il tubo da 30, quindi pongono pochi problemi nella ricerca degli attacchi.
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Steve Franklin, Gianni Fabianelli, Andy Gillot, Andy Purseglove, lo scrivente, Mario Sacco, Simon Evans, Angelo Ribelli, Alexander Siegler, Emilio Sangregorio, Roberto Menichelli.

Veniamo ai March.
Si tratta di ottiche prodotte in Giappone con standard qualitativi altissimi di cui non ho mai sentito casi di inaffidabilità meccanica.
Come qualità ottica percepita mi sembrano leggermente inferiori ai Leupold Competition della prima serie, ma essendo quelli da me visionati ad ingrandimenti variabili e quindi dotati di un maggior numero di lenti, è normale che appaiano meno luminosi (ogni lente trattiene un certa quantità di luce, minore quanto maggiore è la qualità del vetro ottico, ma comunque inevitabile). D'altra parte non si può paragonare la nitidezza di un 40x ad ingrandimenti fissi con quella di un 80x variabile al massimo ingrandimento.
Della serie X esistono il 10x-60x56, il 5x-50x56 ed il 8x-80x56 in varie versioni con pesi da 830 a 920 g e con vari reticoli, esiste il 10x-60x52 anch'esso in varie versioni che pesa solo 720 g oltre alla serie ad ingrandimenti fissi, 48x52 per 645 g e 60x52, 690 g sempre con vari reticoli. Una gamma veramente completa e tutti con messa a fuoco che parte dai 10 metri, tubo da 34 mm per i variabili e 30 mm i fissi.
L'unico vero difetto che hanno è il prezzo, tra i più alti della categoria. A questo proposito va anche considerato che ne basta uno e sarà per sempre.
Prezzo a parte, ritengo siano in grado, nel limite del possibile, di soddisfare ogni esigenza e sono commercializzati in Italia dall'Armeria Regina di Mogliano Veneto.
Visto che offrono la possibilità di una scelta pressoché alla carta, in caso di acquisto vale la pena di perdere il tempo necessario a spulciare i cataloghi.
https://marchscopes.com/
http://marchscopes.it/?doing_wp_cron=16 ... 0400390625
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Redvers Gallagher, Ian Taylor, Conor Mc Flynn, Justin Wood, Ana Pereira, Mark Bassett, Marco Ferretti, Greg Sauve, Dorian Falconer, Yoeri Bussè, Brian Samson, Guido Kuppens, Jan Hoomann. Mirko Vitali

Nightforce.
Di queste ottiche non posso dire molto, non conosco nessuno che le utilizza se non qualche americano che leggo nelle classifiche, l'unica cosa che mi è giunta è l'eco della loro ottima reputazione.
Sono prodotti made in USA che per ora pare non abbiano sofferto di quelle delocalizzazioni già tentate da Leupold.
Il modello che ritengo più adatto al nostro uso è il Competition 15-55x52 con tubo da 30 mm, reticolo non illuminato e messa a fuoco minima da 25 metri, ma visto che lo usano ritengo possa essere riparallassato.
Interessante anche il Precision Benchrest 12-42x56 con regolazione frontale della messa a fuoco e molla elicoidale di contrasto al movimento delle torrette.
https://www.nightforceoptics.com/

Schmidt & Bender.
Ottiche made in Germany, nel bene e nel male (peso).
Ne esistono due versioni con tubo da 34, il classico FT, erede della prima versione di cui sopra in cui, a giudicare dalla soddisfazione di chi lo usa, parrebbe che i problemi della prima serie siano stati risolti.
Pesa 1110 g mette a fuoco da 9 metri all'infinito ed è dotato di bolla e ruota magnetica per la regolazione della messa a fuoco, praticamente è pronto all'uso.
Come qualità ottica percepita li metterei dietro ai March, a pari merito col Kahles.
D'altra parte non è detto che un vetro ottico destinato ad un'ottica da puntamento debba essere della stessa qualità di quello di un'ottica da ripresa od osservazione.
La scelta di un vetro ottico meno pregiato non inficia il risultato per cui l'ottica è stata costruita ed ha una benefica influenza sia sul costo finale del prodotto che sui profitti per il costruttore. La decisione finale spetta all'acquirente, che da parte sua deve essere ben cosciente di come tutto abbia un costo.
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Pepone, Neil Hague, András Fekete-Móró, Marco Salmistraro, Alessandro Fulcheri.

Fine delle ottiche che reputo assolutamente affidabili.

Passiamo alle ottiche da puntamento che nella mia personalissima ed arbitraria scaletta classifico come intermedie, Delta, Sightron e Vortex.

Il primo a comparire sul mercato è stato il Sightron, un 10x-50x60 offerto in varie versioni, con la SIII John Costello ha vinto l'ultima edizione del mondiale in Inghilterra.
Questo potrebbe bastare a ritenerla un'ottima ottica, ma sull'altro piatto della bilancia pesano ormai diversi casi di malfunzionamento delle torrette.
E' pur vero che godono di garanzia a vita, ma per il periodo che stanno in riparazione non possono essere usati, e purtroppo si tratta di mesi.
Come nitidezza non le trovo eccezionali, trovo più nitido il Vortex Golden Eagle che oltretutto offre qualcosa in più come ingrandimenti, essendo un 15x-60x52.
Anche come luminosità grazie alla sua lente frontale da 60 mm. ed i minori ingrandimenti dovrebbe essere migliore il Sightron, ed invece l'impressione che ne ricavo è opposta, mi pare più luminoso il Vortex.
Tutto questo mi fa pensare ad un vetro ottico di migliore qualità a favore del Vortex.
Inoltre il mio tester d'eccellenza nel determinare ciò che è facile o difficile, mia moglie, non riesce ad allinearsi dietro la pupilla d'uscita del Sightron mentre riesce senza difficoltà col Vortex. Tanto che si è comperata un Vortex.
Questo è molto strano perchè la pupilla d'uscita è un valore geometrico che si ricava dividendo il diametro della lente per gli ingrandimenti ed il Sightron dovrebbe avere un valore di 1,2 contro 0,86 del Vortex, ma l'impressione che anch'io ne ricavo è opposta.
A meno che la pupilla d'uscita del Sightron sia ulteriormente ridotta da particolari scelte costruttive, ad esempio il tubicino che sposta l'immagine davanti al reticolo di dimensioni ridotte per consentire una maggiore escursione delle torrette pur mantenendo il tubo da 30 mm.

Sightron è un'azienda giapponese, ma hanno una sede produttiva anche nelle Filippine.
Mentre Vortex ha sede negli USA, nel Wisconsin, ma secondo le linee sono prodotte in Giappone, Filippine o Cina.
Comunque, avendoli avuti per le mani entrambi, ho notato delle singolari analogie costruttive che parrebbero indicare che, qualità del vetro ottico a parte, se non proprio fratelli, siano almeno cugini. Quindi ritengo si possa ragionevolmente supporre che siano entrambi prodotti in Giappone. Il Vortex ha chiaramente indicato "made in Japan".
Punti a favore del Sightron sono il reticolo illuminato ed una distanza minima di messa a fuoco di 10 metri senza bisogno di ulteriori interventi, come nel caso del Vortex.
Su quest'ultimo, non essendo ancora molto diffuso ed abbastanza recente non esiste ancora una casistica di eventuali problemi, mentre nelle gare nazionali ha fornito ottimi risultati con Elena Rasina e Mirko Vitali.
Il Sightron pesa 873 g. ed il Vortex 842.
https://sightronusa.com/riflescopes/sii ... et-series/
https://vortexoptics.com/vortex-golden- ... eticle=846
Nel corso dello scorso mondiale i Sightron sono stati usati tra l'altro, oltre che da John Costello, da Luis Barreiros, Stefan Kawnik, Daniel Eley, Luis Lopez Paredes, Alessandro Benasi.

Del Delta Optical Stryker HD 5-50x56 SFP DLS-3 (il DLS-3 è l'unico ad avere le torrette con i valori in MOA anzichè in MIL) non so molto, se non che sono prodotte in Giappone su specifiche della casa madre con sede in Polonia. 1100 g ed hanno il prezzo allineato con Sightron e Vortex, tra 1700 e 1800 €, secondo i rivenditori.
https://deltaoptical.pl/luneta-celownic ... om=listing
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Dylan Varney, Nick Murpy, Keith Gilyard, Mark Henson, Simon Francis, Vincenzo Maccarone, John Farbrother.

Un discorso a parte merita il Nikko Stirling Diamond 10-50x60, un'ottica in circolazione ormai da moltissimo tempo, plurivittoriosa in innumerevoli competizioni e che a dispetto di una qualità spesso ritenuta mediocre ha ormai raggiunto reputazione e quotazioni di tutto rispetto.
Costa sulle 1000 €, offre la tipica nitidezza di una giornata di nebbia in valpadana e per convincere
il meccanismo di collimazione del reticolo a seguire il movimento delle torrette spesso servono continui colpetti sulle stesse. Non ha il reticolo illuminato, è definito "made in Japan", pesa 1060 g ed ha una finitura piuttosto rustica.
All'ultimo mondiale in Inghilterra ne erano presenti ben 102 nelle varie versioni, contro , 112 Sightron, 60 March, 33 Leupold, 25 Delta, 19 Schmidt & Bender, 17 Kahles, 9 Falcon, 6 Bushnell, 6 Hawke, 5 BSA, 3 Nightforce, 2 Lynx, 2 Vector, 2 Deben, 1 Athlon Argos 1 Burris, 1 Monstrum ed 1 Vortex.
C'è anche da considerare che molti tiratori di fama le utilizzano ormai da anni quando l'offerta di buone ottiche era meno ricca di ora, col tempo hanno imparato a conoscerle e, coscienti che per conoscere un'altra ottica serve tempo, non vogliono buttare alle ortiche l'esperienza acquisita.
Nel corso dello scorso mondiale sono stati usati tra l'altro da Jack Harris, John Chopping, James Osborne, Nathan Reeve, Sergio Rita, Stephen Privett.

Passiamo ora a tutte quelle ottiche che nella mia personale ed arbitraria classificazione definisco economiche, o comunque di basso livello; con un'ulteriore ed altrettanto arbitraria definizione le si potrebbero chiamare "made in Cina".
In questo caso ritengo che nei criteri di scelta al primo posto la qualità debba cedere il passo al costo, e mi spiego: sono ottiche che così come possono fare il loro dovere anche per anni, potrebbero mostrare difetti importanti fin da subito, ed allora cosa succede? Nel migliore dei casi ci viene sostituita con un ottica identica, che porta con sè le stesse incertezze. Otteniamo di farcela sostituire una seconda volta? Si ritorna punto da capo.
E' inutile in questi casi farsi abbagliare dal "Lifetime warranty", non ha il potere di trasformare un fondo di bottiglia in cristallo.
In definitiva si rischia che siano soldi buttati, nel caso ritengo preferibile che siano almeno pochi.
Sono anche consigliabili per chi inizia ed ancora non sa se il gioco lo appassionerà o meno.

Un criterio empirico per capire cosa c'è dietro un ottica è di cercare il sito del costruttore.
Se esiste rimane il dubbio di dove in realtà l'ottica venga costruita, ma se non esiste di dubbi non ce ne sono: vanno pagate per quel che valgono.

Parlare di ottiche implica anche parlare dei relativi attacchi.
Le nostre carabine hanno una discreta caduta, e spesso, anche a causa della nostra tendenza a montare le ottiche molto alte sull'azione, le stesse richiedono di essere montate con una inclinazione in avanti più o meno accentuata.
Come ottenere queste inclinazioni?
Le ottiche per essere montate alte richiedono ovviamente dei rialzi, e spesso sono i produttori di questi rialzi che provvedono a costruirli inclinati quanto serve.
A volte, specie per le carabine più diffuse riescono a centrare perfettamente il grado di inclinazione necessaria, altre volte no.
Allora come si fa?
O si ricorre a rialzi realizzati appositamente, che oltre all'incertezza del risultato hanno anche costi maggiori, oppure si possono usare rialzi regolabili, non molto diffusi ma qualche costruttore inglese li propone.
Terza opzione ricorrere ad attacchi regolabili, tipo gli SportMatch ATP61, un vero riferimento nel loro genere.
Il punto debole di questi attacchi è costituito dal fatto che avendo il morsetto di serraggio da un solo lato nel caso di scine non con misure perfettamente standardizzate come spesso capita, risultino montati spostati di lato anzichè perfettamente centrali all'azione.
Verificare la presenza di questa anomalia è facile, basta montarli vicini con i morsetti rivolti uno a destra e l'altro a sinistra e verificare se l'alloggiamento dell'ottica dei due attacchi risulta allineato.
Nel caso questo non si verificasse va aggiunto spessore o tolto materiale dalla parte fissa del morsetto finchè l'interno degli anelli non risulti allineato, ma questo richiede manualità ed attrezzature di cui non tutti dispongono.
L'alternativa sono gli ATP66, regolabili anche lateralmente al prezzo però di una minore robustezza.
Ottimi attacchi sono anche i BKL che non avendo ganasce di serraggio non hanno problemi di centraggio, ma non sono regolabili in altezza.

Tutto questo vale per i tubi delle ottiche da 30 mm, se invece la nostra ottica dispone di tubo da 34 mm le cose si complicano un poco ed i costi salgono.
In questo caso gli attacchi disponibili sono più che altro per scine di tipo Weaver o Picatinny ed allora servirà anche un adattatore che consenta di montarli sulle nostre carabine che generalmente dispongono di scine da 11 mm.

Sconsiglio in ogni caso attacchi eccessivamente economici, quelli con una striscia adesiva da mettere a contatto con l'ottica, così come la pratica di mettere spessori tra anello ed ottica per ottenere l'inclinazione desiderata. E' un'aberrazione spendere migliaia di euro per uno strumento di precisione e poi montarlo col nastro isolante o ripieghi analoghi, senza contare che così facendo si costringe il tubo tra due supporti disallineati tra di loro.

Qual'è l'inclinazione ottimale alla quale vanno montate le ottiche?
E' quella che consente di eseguire le correzioni necessarie usando la parte centrale dell'escursione della torretta dell'alzo ponendo lo zero in corrispondenza del punto più alto della parabola del pallino, in modo da avere tutte le correzioni nello stesso senso.

Parlando di ottiche ritengo imprescindibile citare gli articoli scritti a suo tempo da András Fekete-Móró e tradotti da Andrea Tappini in cui descrive tra l'altro come montare, regolare ed azzerare le ottiche. A parte la pratica di spessorare l'interno degli anelli degli attacchi concordo su tutto.
http://www.fekete-moro.hu/bfta-setup-ma ... dex-it.php
Saluti,
Dario
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Re: Le ottiche migliori

Messaggio da Losco »

:clap: :clap:
Grazie mille Dario
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fabio71708
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Re: Le ottiche migliori

Messaggio da fabio71708 »

Complimenti Dario :clap:

Articolo molto interessante e ben strutturato....assolutamente da leggere!

:brinda:
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Re: Le ottiche migliori

Messaggio da eallorayes »

Un po' di statistica non guasta mai:

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Re: Le ottiche migliori

Messaggio da maurocbr »

Ottima spiegazione Dario :clap: :clap:
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aledimaggio
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Re: Le ottiche migliori

Messaggio da aledimaggio »

Grazie Dario , esaustivo e completo , dopo svariate ottiche provate mi sono fermato a Leupold (grazie anche all'autore del articolo) testando con mano un 45 x in Ungheria , ora uso il 35 x (a breve il 40 x :))
Pro: leggerezza , affidabilità (stima click), ed estrema luminosità e nitidezza.
Contro : reticolo fine che in condizioni di visibilità non ottimale diventa difficile vederlo .
Ma se arriva anche un solo raggio di luce sulla sagoma , la stima diventa infallibile.
Ricordo un episodio a Lazzate dov'è una sagoma posta 50 m aveva un raggio di sole che toccava la coda e sono riuscito a vedere che c'era una ragnatela che fluttuava al vento.... 35 ingrandimenti !!!
Le distanze sulla ruota piccola sono molto equidistanti .
Il problema del trovare la sagoma ,lo si risolve in diversi modi , Red dot , fascette varie "cerca sagome"
Io faccio così: tenendo entrambe gli occhi aperti allineo il reticolo alla sagoma , abbasso di un cm e ho inquadrato perfettamente ,
Al momento non esiste un ottica che potrebbe farmi pensare di cambiare.
W Leupold ( x lo - la vecchia versione)
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